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La Croce

La Croce

Il Monumento ritrae una Croce dedicata alla Passione di Gesù e della quale sono riportati tutti i simboli. Tra questi ricordiamo: la tunica di Cristo, il guanto che colpì Gesù durante la derisione da parte dei soldati, la brocca per l’acqua usata da Pilato per il lavaggio delle mani, il calice dell’Ultima Cena, il contenitore della mirra usata da Nicodemo per ungere il corpo di Gesù dopo la deposizione, un tamburo e i dadi usati dai soldati per tirare a sorte la tunica, il flagello, fruste di saggina, la scala, il sudario col volto di Cristo, la corona di spine, la lancia del centurione, la spugna imbevuta di aceto, i tre chiodi della crocifissione, martello e tenaglia, la colonna della flagellazione ed il gallo che cantò dopo il rinnegamento di san Pietro. Il Monumento è presente in questo luogo dalla fine dell’Ottocento.

Il sito dove è posta la Croce ha un proprio significato. Infatti, al tempo del Primo Conflitto Mondiale, la strada che passa affianco al Monumento era l’unica, libera e percorribile, che collegava Villa Berti, caposaldo della Grande Guerra difeso dai Fanti e dagli Arditi della Brigata Piacenza, con i paesi più a sud.

La Croce viene anche citata in una famosa canzone di guerra “La Tradotta”, cantata dai soldati in partenza per il fronte: “…La tradotta che parte da Torino, / a Milano non si ferma più, / ma la va diretta al Piave / cimitero della gioventù. / A Nervesa a Nervesa c’è una Croce, / mio fratello è sepolto là, / io ci ho scritto su “Ninetto” /che la Mamma lo ritroverà. / Cara suora cara suora son ferito, /a domani non ci arrivo più; / se non c’è qui la mia mamma, /un bel fiore me lo porti tu.”

Se si guarda la Croce con attenzione, si possono scorgere ancora i fori dei colpi di moschetto, cosa che identifica la zona come un attivo campo di battaglia.

Di questo monumento esiste però una copia. Infatti, negli anni Settanta del secolo scorso si decise di creare una copia perfettamente identica del monumento, ormai rovinato dagli agenti atmosferici e dal tempo.

La copia venne eseguita, ma purtroppo l’originale rimase a casa dell’artista a cui era stato commissionato il lavoro. Qualche anno dopo la croce passò nelle mani di un nobiluomo veneziano, che la trasferì nella cappella privata della sua dimora. Alla morte di quest’ultimo, la croce venne venduta ad un giapponese. Solo la pazienza e la costanza del Sig. Albino Furlan contribuirono in maniera decisiva all’organizzazione del viaggio di ritorno in patria del monumento.

Il ritorno della croce originaria venne celebrato a Nervesa con una cerimonia solenne e in seguito il monumento venne trasferito presso il Sacrario Militare del Montello. La Croce è visibile tutt’ora all’ingresso dell’Ossario.