Territorio

Abbazia di Sant’Eustachio

Abbazia di Sant’Eustachio

L’Abbazia di Sant’Eustachio venne edificata attorno al 1050 dai monaci benedettini cassinesi, sul terreno donato da Rambaldo III e dalla madre Gisla di Collalto. Scostata dal complesso monacale, è possibile ammirare una colonna romana: risalente al I secolo d.C., venne qui traslata per celebrare la Battaglia del Solstizio.

Presso l’Abazia venne inoltre trasferita, probabilmente dalla città di Asolo, la tomba del liberto Ragoniae Tertulae risalente al I secolo d.C. – ora conservata presso il Castello di Collalto di Susegana.

Sebbene queste due elementi siano stati portati a Nervesa e non siano stati trovati proprio nel nostro territorio, si può supporre che il sito dell’Abazia fungesse da fortilizio romano: la posizione sopraelevata e predominante ben si prestava infatti alla difesa del territorio circostante e della Via Claudia Augusta Altinate (non del fiume Piave perché da questo punto ne è preclusa la vista).

Nell’XI secolo divenne un importante centro di potere godendo di numerosi privilegi, tra cui la riscossione delle decime. All’ombra dell’Abbazia sorse anche una specie di Accademia tra i cui ospiti si ricorda Monsignor Giovanni Della Casa, che sembra abbia composto proprio qui il famoso Galateo, Antonio Priuli, Pietro Bembo, Tiepolo, Canaletto e Gaspara Stampa.

Nell’XI secolo l’Abazia divenne un importante centro di potere godendo di numerosi privilegi, tra cui la riscossione delle decime. All’ombra dell’Abbazia sorse anche una specie di Accademia tra i cui ospiti si ricorda Monsignor Giovanni Della Casa, che sembra abbia composto proprio qui il famoso Galateo, Antonio Priuli, Pietro Bembo, Tiepolo, Canaletto e Gaspara Stampa. Alla fine del ‘700, con il dominio francese, l’Abazia fu colpita da provvedimenti che limitavano la libertà di culto, venne depredata delle sue proprietà e la chiesa subì notevoli saccheggi.

Nel 1806 venne soppressa ed i suoi beni incamerati dallo Stato Napoleonico.

L’edificio claustrale conservò parte della sua imponenza fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale quando, durante la Battaglia del Solstizio, venne quasi completamente distrutto.

Le parti ancora intuibili sono: i sotterranei, il refettorio, il tiburio e i resti della chiesa romanica a tre navate risalente al XIII secolo.

Il lavoro di restauro conservativo svolto in questi ultimi mesi sta riportando alla luce la bellezza e la maestosità dell’edificio. In primavera la Comunità di Nervesa potrà finalmente ammirare di nuovo e visitare l’Abazia, assaporando il suo antico splendore…